Dal momento che si è giovani una volta sola, sarebbe bello poter non perdere tempo – estivo, peraltro – con sciocchezze e scocciature quali gli esami di maturità. Purtroppo, però, non è possibile. Gli esami, che siano di stato o del sangue, si devono fare se si vuole sapere di che pasta si è fatti e avere un pezzo di carta che lo certifichi (nel bene e nel male). Per rendere allora più semplice l’inevitabile, ecco un piccolo aiuto da parte di chi ci è già passato. Si tratta di trentuno agili consigli rivolti ai maturandi e scritti da un maturato. Se siete ancora così giovani vi converrebbe davvero seguirli. Ma se siete davvero ancora così giovani so bene che non li seguirete mai. Continua a leggere

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L’inutile inizio

Sono seduto sul lettino, ho la maglietta sollevata, la schiena nuda. Sento il freddo metallico dello stetoscopio appoggiarsi tra le scapole. La voce del medico mi ordina di tossire. E io tossisco.
Sono steso sul lettino, ho ancora la maglietta sollevata, il petto nudo. Sento i guanti in lattice premere qua e là sullo stomaco. La voce del medico mi chiede se sento dolore. Rispondo di no.
È passata circa mezz’ora da quando sono entrato nello studio e il medico, mio amico, decide che è abbastanza.
«Cuore, respirazione, pressione: è tutto in ordine» mi dice. «Stai bene» conclude, e sorride mentre con la coda dell’occhio guarda la porta chiusa alla mia destra.
Ho sempre pensato che il desiderio inconfessato dei medici sia una botola che si apre sotto i piedi del paziente non appena gli viene comunicata la diagnosi e l’eventuale terapia. Siccome però non possono realizzarlo, almeno non finché esiste la democrazia, si accontentano di sorridere e indicare con lo sguardo l’unica via di uscita a disposizione: la porta, per l’appunto. Tuttavia, per loro sfortuna, la strada verso una porta, a differenza di quella che scorre lungo una botola, è lastricata di cattive intenzioni e pessime domande.
«Ma tu sei sicuro che io sto bene?» gli chiedo mettendo il primo passo.
«Ti dico di sì» mi risponde mettendo il secondo.
«E se fosse qualcosa di autoimmune?» insisto, e mi fermo.
«No» dice lui e non si ferma.
«Magari un’allergia?»
«No» e continua a camminare.
«Qualcosa a livello neurologico?»
A questo punto il mio amico si ferma. Ma ha già la mano sul pomello.
«Ecco» dice. «Non neurologico ma mentale. Magari non è che non stai bene. È che pensi di non stare bene».
«Sono pazzo?»
«Che parolone. No, non dico quello. Però potresti parlarne con qualcuno».
«Mi vuoi mandare da uno strizzacervelli?»
«No, ti voglio mandare lontano da qui» e mi apre la porta.
Annuisco e m’incammino sconfitto per il corridoio. Sento la porta richiudersi alle mie spalle, il suo vetro smerigliato vibrare leggermente. Ma non passano nemmeno dieci secondi che la sento riaprirsi. Mi volto e vedo il medico, mio amico, che si sporge e mi dice:
«Poi ti mando il numero di uno bravo».
Sul momento, pensavo scherzasse. Che fosse una battuta fatta all’ultimo momento per smorzare la potenziale antipatia precedente. E invece, poi, l’ha fatto per davvero. Mi ha mandato il numero di uno, secondo la sua opinione, bravo. Prova a parlarci , mi ha scritto. Gli psicologi sono gli astrologi della salute. Anche se non ci credi, una lettura all’oroscopo non può farti male.
E così, per non farmi male, ci sono andato. Continua a leggere

Quando era più facile

«Eppure», dice il mio amico, mio coetaneo, con insofferenza crescente, «io mi ricordo bene quanto era facile prima».
Sentendo la sua affermazione, distolgo lo sguardo dalla tv e lo porto su di lui. Si sta muovendo nervosamente nello spazio compreso tra il divano e la finestra al suo fianco.
«Prima quando?» gli chiedo serafico rimanendo seduto sul divano.
«Prima. Tipo dieci anni fa. O anche cinque. O forse anche solo tre. Non saprei bene, è successo tutto così in fretta. In ogni caso, prima di adesso».
«Era più facile?»
«Certo che lo era».
«Va bene. Se lo dici tu».
«Non lo dico io. Lo dicono i fatti».
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«Ah beh. I fatti».
«Sì, sì, i fatti. E te lo dimostro subito. Usciamo stasera?»
«Stasera?»
«Sì, stasera».
«Ma che scherzi? È giovedì».
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«E che fa che è giovedì?»
«Domani è venerdì. È lavorativo».
«Ma tu non hai un lavoro».
«Non c’entra niente. È lavorativo per la società e io faccio parte della società».
Il mio amico, mio coetaneo, solleva le mani ad altezza della faccia e si dà due schiaffi in succesione quasi contemporanea. EVA Sneakers Oro Oro MINGE Sneakers v8wtqaPn

­Da un paio di settimane a questa parte frequento un corso pomeridiano all’università. A seguirlo siamo solo in due, io e una ragazza un po’ più giovane di me. È bruna, bassina, e sembra intelligente anche se non ne ho la certezza assoluta: abbiamo scambiato solo qualche parola. Dal momento che siamo solo in due, in tre se si conta anche il docente, per le lezioni non occupiamo alcuna aula. Non avrebbe senso. Ci riuniamo invece nello studio del professore, un ufficio male illuminato che condivide con altri due colleghi, per fortuna assenti durante le nostre ore. Il corso che seguo si chiama Sociologia della Scomparsa.
Il primo giorno, il professore, un uomo allampanato sulla tarda quarantina, ci ha guardato incuriosito e ci ha detto che non si aspettava una folla del genere. L’altro anno, ha aggiunto, non s’era presentato nessuno. Ci ha scortato nel suo ufficio e ci ha fatto accomodare su due sedie poste di fronte la scrivania. Poi ha fatto il giro del tavolo e si è seduto. E ha iniziato a parlare. Continua a leggere

La vita illusa

Tutte le lauree, ad eccezione – forse – di medicina, sono perseguitate dai fantasmi delle lauree che avrebbero potuto essere. Una laurea in Lettere si alza la mattina e, davanti allo specchio del bagno, si chiede come sarebbe stato il mondo se fosse stata invece una laurea in Ingegneria Informatica. All’ora di pranzo, una laurea in Giurisprudenza si siede con in mano un panino e, mescolando saliva e fantasia, pensa che sarebbe potuta facilmente essere una laurea in Economia. A notte inoltrata, una laurea in Psicologia s’infila nel letto, e con gli occhi aperti sul soffitto, s’immagina una vita in cui è una laurea in Veterinaria.
Tutte le lauree si trascinano dietro questi fantasmi. O meglio. Tutte le persone laureate. E ciascuna si comporta diversamente. C’è chi li sconfigge sbattendo loro in faccia il successo della scelta compiuta. C’è chi ci convive cedendo al fatalismo del tempo che passa e non può ritornare. Altri ancora, invece, li ignorano, spengono le connessioni neurali responsabili del “se solo avessi” e del “chissà cosa sarebbe successo”, e vanno avanti dimenticandosi di aver mai fatto una scelta. E infine, ci sono anche altri, pochi, che decidono di affrontarli apertamente questi fantasmi, pur sapendo di non aver alcuna speranza di vittoria. Sono i masochisti in cerca di un passato migliore, sono i sadici spettatori di un’esistenza possibile, sono io che mi faccio accompagnare da un Fisico alla scoperta del Campus di Bari, in una mattina invernale che in una buona parte d’Europa sarebbe considerata primaverile. Continua a leggere

Da soli non si vive/senza amore non morirò

Camminando svogliatamente per una delle vie principali di Bari, un amico mi fa una proposta che, nel ventunesimo secolo, ha il sapore di un atto rivoluzionario:
«Renato» mi dice «ti devo presentare una ragazza»
Facciamo due passi restando entrambi in silenzio. Poi parlo:
«Eh?»
«Ti devo presentare una ragazza» mi ripete l’amico. «Dobbiamo organizzare una sera. Io, Miriam, tu e lei»
«Un’uscita?»
«Sì»
«Perché?»
«Perché ti potrebbe piacere»
«Come si chiama?»
«Te lo dico quando sarà il momento»
«No, dimmelo adesso»
«Se te lo dico adesso la vai a cercare su Facebook»
«Allora è un cesso»
«Non è un cesso»
«Dai, è un cesso»
«Non è un cesso, ti dico. Lo sai che ti puoi fidare di me»
«Va bene. Non è un cesso. E perché me la vuoi presentare?»
«Te l’ho detto. Potrebbe piacerti. È una bella ragazza»
«Bene»
«Intelligente»
«Bene»
«Legge parecchio»
«Bene»
«Poi ascolta la musica, quella che piace a te»
«Che musica piace a me?»
«Non lo so. Comunque ascolta tanta musica come te»
«Bene. Ed è single?»
«Certo che è single. Se no mica te lo proponevo, no?»
«No, non hai capito la mia domanda. È bella, intelligente, alfabetizzata, musicalmente aperta, ed è single? Perché è single?»
Il mio amico scuote le spalle e io non insisto. Rifletto. Sulla strada della vita che dalle serie tv porta all’andropausa, un uomo può incontrare tante donne sole. Il più delle volte si tratta di donne normali, talmente normali che la loro solitudine non costituisce un enigma. Altre volte, invece, le donne sole sono tutt’altro che normali: sono belle, intelligenti, colte, simpatiche. Eppure sono sole. Ma perché? È perché lo vogliono o perché non trovano nessuno? E come fanno a non trovare nessuno se sono – per l’appunto – belle, intelligenti colte e simpatiche? La questione si fa misteriosa e perciò affascinante. Sorrido tra me e me, guardo il mio amico, e gli dico:
«Ok, ci sto. Non voglio sapere il nome ma voglio il suo numero»
«Eh? Ma no. Senti a me, fai fare a Miriam che è lei che la conosce e…»
«No, non hai capito. Non ci voglio uscire. Ci voglio parlare»
«Ma…»
«Il numero. È importante» Continua a leggere

Prologo
Da qualche anno a questa parte, tento di arrotondare il mio magro stipendio aiutando gli Stati di Facebook a trovare i loro autori. Li ricevo in un piccolo studio nel quartiere Carrassi di Bari, uno alla volta, tentando di fare quello che le agenzie di collocamento non riescono più a fare per gli esseri umani: assegnare a ciascuno una sistemazione adeguata alle proprie capacità e ai propri desideri. Ogni anno che passa, è però sempre più difficile. Gli Stati si fanno sempre più depressi, logori, già sentiti, mentre, dal canto suo, la gente è sempre più propensa ad esternalizzare la propria bacheca alle divertenti e gratuite immagini provenienti dall’estero. L’immigrazione incontrollata dei Meme, iniziata nel 2013, ha reso migliaia di Stati inutili e fuori mercato. La recentissima de-regolarizzazione delle Gif, amata soprattutto dalle generazioni neoliberiste degli anni Novanta, ha poi fatto il resto. Foto, icone, disegni, spezzoni di video, frame di film o cartoni animati: questi sono tempi duri per chi vuole esistere come pura forma verbale. E infatti gli Stati di Facebook sono ormai relegati in delle nicchie alquanto marginali e costretti, se desiderano lavorare, ad approfittare della più alta richiesta che si verifica nei periodi di festività come, ad esempio, il Natale.
Così, a meno di una settimana dal 25 Dicemebre, apro la porta del mio studio e trovo ben sei Stati seduti in sala d’attesa. Li saluto con un cenno del capo mentre li osservo di sfuggita, un po’ malinconico, un po’ struggente, e ripenso ai bei tempi in cui erano talmente tanti che dovevo suddividerli in giorni diversi. Ma erano davvero bei tempi quelli? Non c’erano forse troppi Stati, troppe parole, troppi pensieri? Chissà. Scaccio via il ricordo – che palle i ricordi – e inizio a prepararmi per i vari colloqui. Sono solo sei. Per l’ora di pranzo avremo finito.
«Chi è il primo?» chiedo.
«Io…sarei io» dice uno Stato alzandosi in piedi.
«Prego, si accomodi»
Ed entriamo chiudendoci la porta alle spalle. Continua a leggere Superga Strapu Cot 2750 3 YgRxdbPAn